I grandi passi fatti per raggiungere
l’integrazione economica e la libera circolazione all’interno
dell’Unione non furono accompagnati da un analogo sviluppo
politico e sociale. Anzi, proprio l’esigenza di rispettare i
rigidi criteri di Maastricht pesò non solo sulle economie più
deboli ma anche sui paesi più ricchi dell’UE, provocando un
diffuso disagio sociale di cui la disoccupazione (i senza-lavoro
erano nel 1998 venti milioni, il 10% della popolazione attiva) fu la
più grave, ma non l’unica causa. L’"Agenda 2000",
presentata al Parlamento europeo nel luglio dello stesso anno da
Jacques Santer, fu lo strumento che l’Unione si diede per
affrontare i due grandi temi all’ordine del giorno: l’individuazione
di politiche atte a conseguire una crescita sostenibile, l’aumento
dell’occupazione e il miglioramento delle condizioni di vita dei
cittadini dell’Unione; la ristrutturazione delle istituzioni
comunitarie e l’iniziativa politica ed economica rivolta a
preparare i paesi candidati alla piena adesione.
I problemi dell’occupazione, della
sicurezza e libertà dei cittadini, e della giustizia furono posti
alla base del trattato di Amsterdam, firmato nell’ottobre 1997 ed
entrato in vigore nel maggio 1999, dopo la ratifica di tutti gli
stati membri. Nel dicembre dello stesso anno il Consiglio Europeo
avviò i negoziati con alcuni dei paesi candidati all’ingresso
nell’UE.
Con la riunione del Consiglio Europeo
a Nizza nel dicembre 2000 e con il successivo Trattato di Nizza del
febbraio 2001, si ebbe un’importantissima svolta nella storia dell’Unione
Europea. Il Trattato era infatti rivolto ad emendare tutti i
precedenti accordi per adattare la struttura e il funzionamento
delle istituzioni europee (risalenti alla fondazione della Comunità
Europea) all’ampliamento e, in particolare, per dotarle di
maggiori poteri decisionali ed esecutivi. Il Trattato di Nizza
stabilì i criteri di trasformazione dei principali organi
istituzionali dell’Unione: il Parlamento, il Consiglio, la
Commissione, la Corte di giustizia, la Corte dei conti, il Comitato
economico e sociale e il Comitato delle regioni (tutti destinati a
cambiare per numero di membri e funzioni). Al Trattato venne
allegata una "Dichiarazione sul futuro dell’Unione",
rivolta a sollecitare i Parlamenti nazionali, il mondo politico,
economico e accademico, la stessa società civile a intervenire
sulle delicate questioni politiche, economiche e sociali sollevate
dall’ampliamento e dalla trasformazione dell’Unione Europea. A
Nizza fu infine proclamata la "Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione", che costituiva un primo passo verso una vera e
propria Costituzione europea.
Nell’ottobre del 2002 la
Commissione diede avvio all’ultima fase di negoziati per l’ingresso
nell’UE, attuato il 1° maggio 2004, di dieci dei dodici
candidati: Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia,
Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Slovenia e Ungheria.